Capitolo 2 — Agente o pipeline? La decisione che vale il progetto
Prima di automatizzare qualsiasi cosa, c'è una decisione di architettura che determina costi, affidabilità e manutenzione di tutto ciò che segue. La domanda è: quanto è prevedibile il percorso?
Se il flusso è noto e ripetibile — arriva la email, la classifico, estraggo i dati, aggiorno il gestionale, rispondo — la risposta è una pipeline deterministica: passi fissi scritti da te, con l'LLM chiamato dentro i passi dove serve intelligenza (classificare, estrarre, redigere). La pipeline è prevedibile, economica, testabile passo per passo con gli eval del capitolo 1. Se il flusso ha poche varianti note — le richieste sono di tre tipi, ognuno col suo trattamento — aggiungi un router: l'LLM classifica in ingresso, il codice instrada verso il ramo giusto. Se e solo se il percorso non è prevedibile — ricerca esplorativa, debugging, richieste aperte dove i passi dipendono da ciò che emerge — allora serve un agente (Livello 4), con la sua autonomia e i suoi costi di verifica.
La gerarchia da manuale — è la tesi del pezzo più citato del settore, "Building effective agents" di Anthropic — si riassume così: usa il pattern più semplice che risolve il problema. E la realtà professionale è controintuitiva rispetto all'hype: la maggior parte delle automazioni di valore non sono agenti spettacolari — sono pipeline umili con due o tre chiamate LLM piazzate nei punti giusti. L'agente è il caso speciale, non il default.
C'è anche il modo rapido di sbagliare, che vale la pena nominare: scegliere l'agente perché è più interessante da costruire. Il tuo tempo di manutenzione futuro ringrazia la pipeline noiosa.
L'esperimento del giorno. Prendi tre processi del tuo lavoro che vorresti automatizzare e classificali per iscritto: pipeline, router o agente? Per ognuno, motiva in due righe. Se ti viene da rispondere "agente" a tutti e tre, rileggi il capitolo.